Le Dieci Castella

A nord della città di Pescia , arroccati su poggi e crinali, tra boschi di querce e castagni, si trovano dieci piccoli paesi denominati “Castella”:  Pietrabuona, Medicina, Fibbialla, Aramo, Sorana, San Quirico, Castelvecchio, Stiappa, Pontito e Vellano interamente costruiti con pietra serena.

Questa zona denominata Valleriana o anche Svizzera pesciatina come fu definita dall’intellettuale   ginevrino (e giramondo) Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi,  si   estende in una zona montuosa dell’Appennino Tosco-Emiliano.

Per raggiungere questa regione, contrassegnata da una folta vegetazione e dall’incantevole vista di dieci “castella”, bisogna prendere la strada Mammianese, un tempo strada Granducale, che fu terminata nel 1847. La geografia di questo luogo è caratterizzata dalla presenza del fiume Pescia che dona refrigerio nella stagione estiva; ed è proprio in estate che la “Svizzera Pesciatina” diventa la meta ambita di turisti italiani e stranieri e degli antichi emigranti, che amano passare alcuni periodi immersi nella pace,  nella natura, nella storia e nell’arte.

Partendo da Pietrabuona, risalendo il corso del torrente Pescia, è possibile visitarli tutti, percorrendo gli antichi sentieri che li collegano l’uno all’altro, immersi nella quiete di una natura praticamente inviolata.

PIETRABUONA

Pietrabuona
Il paese di Pietrabuona è appunto considerata la porta naturale della Svizzera Pesciatina, situato su un’altura, a 110 metri sopra il livello del mare.  Nel medioevo il paese è stato luogo di sanguinose battaglie fra fiorentini e pisani, che si alternarono nelle conquiste fino alla definitiva vittoria di Firenze nel 1364. Così chiamata per le sue cave di pietra serena, ora abbandonate, il paese conserva i resti delle antiche mura, della rocca e di una porta di accesso.

Nella parte bassa è visitabile il “Centro di Documentazione sulla Lavorazione della Carta”, che raccoglie le testimonianze di una secolare e prestigiosa attività, sviluppatasi lungo le sponde sia del Pescia di Pescia che del Pescia di Collodi fin dal XV secolo. Una volta arrivati nella piazza della chiesa, che è dedicata ai santi Matteo e Colombano, si può osservare il panorama della valle della Pescia di Pescia. La rettoria, ricostruita nel secolo XIX, al suo interno conserva due statue lignee molto antiche che rappresentano S. Matteo e S. Michele.
Nella zona restrostante alla moderna architettura è ubicata l’antica chiesa all’interno del castello e adiacente alla porta dove ancora oggi è possibile osservare l’abside diruta. È ricordata nel 988 come chiesa dipendente dalla pieve di Castelvecchio.

 

MEDICINA

MEDICINA

Immettendosi nella strada della Val di Torbola che segue il fiume e si inerpica su per la montagna, si raggiunge il paese di Medicina.
Il Castello è noto per l’antica chiesa dedicata ai SS. Sisto e Martino. Costruita nel XV secolo, corona l’alta collina boscosa sulla cui sommità si distende l’abitato.
I pochi resti della cinta muraria e l’antica porta castellana sono testimonianze di un passato di fiere contese che videro opposte, come abbiamo già detto, le città di Lucca e di Firenze. Nell’agosto del 1529 vi pernottò, con il suo esercito, Francesco Ferruccci, capitano della Repubblica fiorentina, diretto a Gavinana, dove perse la vita in una gloriosa battaglia. Sull’abitato, di impianto vagamente ellittico, svetta il campanile della chiesa; si suppone che un tempo fosse un’antica torre di guardia.

FIBBIALLA

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Fibbialla, posta a 424 metri sul livello del mare è una delle zone rimaste più intatte, a causa del drastico spopolamento che l’ha interessata durante il corso degli ultimi decenni. Nel cielo che sovrasta il paese si vedono spesso volteggiare rapaci di piccole dimensioni, come poiane e gheppi. L’antico castello sorge in posizione panoramica sulla valle del Pescia. L’entrata del paese è segnata dalla rettoria di S. Michele, attorno alla quale si articola l’abitato. All’interno dell’edificio ecclesiastico, ad una sola navata, si custodiscono alcune tele sei-settecentesche di un certo interesse ed una scultura quattrocentesca raffigurante la Vergine Annunziata. L’altare maggiore in marmo colorato risale al 1783 ed è del medesimo periodo dei lavori di consolidamento che interessarono l’architettura. La strada continua tranquilla a solcare le montagne che diventano sempre più ripide e scoscese. Folti boschi di castagni e pini fanno da cornice ad uno splendido panorama che nello scorrere delle stagioni assume colori e forme sempre nuove

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ARAMO

aramo

Aramo sorge su un picco a strapiombo sulla Val di Torbola e offre straordinarie passeggiate nei suoi dintorni, contraddistinti inoltre dalla presenza dei metati, tipiche costruzioni in pietra dove a fuoco lento si facevano essiccare le castagne.

Una tradizione storiografica del XIX secolo sostiene che nel luogo, ove oggi si trova il bel paese, sorgeva un eremo da cui sarebbe derivato il nome Aramo.
Il paese è stato più volte teatro delle aspre contese fra Lucca e Firenze, così nel 1383 fu saccheggiato e in gran parte distrutto. Ai margini del borgo sorge l’Oratorio della Natività di Maria. Al culmine dell’abitato si trova la Chiesa di S. Frediano. Ad una sola navata con il fronte intonacato, custodisce all’interno arredi sacri di un certo pregio, per lo più dei secoli XVI e XVII, mentre l’altare maggiore, in muratura e stucco marmorizzato, è del 1826. La conformazione urbana del castello risulta molto affascinante, soprattutto per le architetture che hanno nel tempo inglobato le mura di cinta.

 

SORANA

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Il viaggiatore noterà che per raggiungere il paese dei Fagioli è necessario attraversare il fiume Pescia per arrivare al versante di fronte. L’antico borgo, adagiato sulle pendici del Monte Petritulo, prende il nome dalla rocca, della quale rimangono oggi soltanto alcuni resti e che un tempo era detta “sovrana” per la sua posizione a dominio della vallata. La particolare pianta ellittica del borgo culmina nella piazza dove è situata la Chiesa dedicata ai Santi Pietro e Paolo. La facciata, in pietra, presenta nella lunetta del portale un affresco quattrocentesco dedicato ai due santi patroni, mentre l’interno, ad una sola navata, custodisce opere d’arte di un certo valore.

Celebre per la produzione di un particolare tipo di fagiolo dal gusto delicato, Sorana è oggi meta di buongustai a caccia di prelibatezze. 

 

 

SAN QUIRICO

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San Quirico, uno dei più bei castelli della Valleriana è importante per la sua posizione strategica. Collocato sul versante orientale del Monte Battifolle, è un paese che offre la vista di tutte le valli. La conformazione urbana  è caratterizzata da suggestivi vicoli che si incrociano e passano ora sotto le abitazioni, attraverso piccoli tunnel, ora presso incantevoli pergole o tettoie. Nella parte più alta del paese si trova una bella piazza arredata da una fontana in pietra con una vasca quadrangolare.
Sottostante a quest’area, che per questi luoghi è abbastanza inusuale, si trova la chiesa. Ricordata in alcuni documenti del IX secolo, non mantiene quasi niente dell’originaria architettura. Dedicata ai SS. Quirico e Giuditta, la rettoria conserva sulla facciata tracce della muratura romanica, mentre, all’interno, troviamo un vero capolavoro d’arte; infatti tra le opere più importanti si può vedere un fonte battesimale ad immersione di forma esagonale, in pietra serena, che lo stile riconduce al secolo XIII. Le strade suggestive sono caratterizzate dalla presenza di oratori che un tempo erano sede di Confraternite “Compagnie” che animavano la vita religiosa del castello. Di notevole interesse è il “Museo della Civiltà Contadina”, realizzato all’interno del Complesso Agrituristico “Il Frantoio”, che raccoglie esemplari di utensili ed oggetti tradizionali di uso comune nella civiltà rurale.

 

CASTELVECCHIO

Pieve di Castelvecchio 03

Castelvecchio è conosciuta soprattutto per la  bellissima pieve romanica di San Tommaso , una delle sette fondate dal Vescovo Frediano nel VI secolo, purtroppo decisamente modificata nel suo aspetto originario, a causa di un crollo disastroso avvenuto nel XIX secolo.
Un mistero avvolge questo tempio che sembra testimoniare con la sua solennità architettonica il perdurare della storia antica. Documentata sin dal IX secolo, purtroppo non conserva che pochi reperti dell’antichissima struttura. La pieve è ricordata in un documento dell’879 come Pieve di S.Tommaso di Arriano. Ricostruita più volte, anche alla fine dell’800, possiede oggi una forma stilistica piacevole che ricorda l’architettura religiosa lombarda del XII secolo. L’imponente porta della facciata, alterata dai moderni interventi, immette nella navata centrale, in fondo alla quale, dove si trova l’area presbiterale, si apre la cripta coperta da volte a crociera. La torre campanaria, situata sul retro dell’edificio, se ne discosta stilisticamente ed è aperta da un solo ordine di bifore. Una delle opere d’arte più belle della chiesa era un trittico della fine del secolo XIV dove, nello scomparto centrale, era rappresentato S. Tommaso. Purtroppo quest’opera andò distrutta durante l’alluvione fiorentina del 1966, poiché si trovava presso i locali della Soprintendenza per un restauro.
Poco più avanti, in basso, dopo due tornanti, si trova il Borgo, di origine medioevale: mantiene della sua primitiva struttura suggestive vie castellane che si inerpicano sino alla Chiesa di S. Ansano, che all’interno conserva alcuni arredi provenienti dalla pieve suburbana di San Tommaso. In questo paese nacque lo scrittore Domenico Moreni (1773-1835), autore del libro “Bibliografia ragionata della Toscana”.

 

STIAPPA

STIAPPA

Stiappa:  ubicato, sulle pendici del Monte Battifolle, a 627 metri di altezza, l’antico paese ha segnato per secoli il confine tra il Granducato di Toscana e il Ducato di Lucca.

La conformazione con strade che portano alla sommità del paese, in cui si trova la chiesa, ricorda il classico disegno urbano dei paesi medievali. La chiesa di S. Maria Assunta sorge, infatti, in posizione elevata, come uno sperone sulla valle. L’architettura ecclesiastica denuncia un forte richiamo all’arte romanica. Al suo interno si custodisce una tela della metà del XVII secolo, che rappresenta l’Assunzione di Maria.
Da Stiappa si scende fino al Mulino del Fontanone, per un percorso di trekking chiamato la “Via dei Mulini

 

PONTITO

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Pontito era il paese dei figurinai, ovvero gli artigiani delle figurine di gesso. La sua singolare conformazione urbana a forma di ventaglio è ben riconoscibile da qualsiasi angolo e lo rende uno dei luoghi più caratteristici di tutta la vallata. Il borgo ha conservato integro l’impianto fortificato; all’interno l’abitato si articola secondo un particolare andamento piramidale al cui vertice si erge la Chiesa dei SS. Andrea e Lucia. Il visitatore, nell’osservare la scenografia, non potrà che costatare la bellezza dei luoghi naturali uniti alla severità delle architetture. La chiesa è una robusta costruzione in pietra, di origine romanica che, sebbene nel corso dei secoli abbia subito numerosi interventi di distruzione, conserva notevoli tracce della sua antica origine. L’interno, spartito da tre navate, custodisce arredi sacri di notevole interesse. Meritano una particolare attenzione il quattrocentesco fonte battesimale in marmo scolpito e l’altare maggiore.

Una passeggiata all’interno di questo paese, la cui forma ricorda un ventaglio adagiato sulla morbida natura incontaminata, svelerà all’occhio del più attento visitatore segni artistici di notevole livello che un tempo esprimevano la dignità del luogo. Il paese ha dato i natali allo storico Lazzaro Papi, celebre per aver tradotto il Paradiso perduto di Milton

 

 

VELLANO

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Vellano: capoluogo riconosciuto della Svizzera Pesciatina e un tempo rinomata località di villeggiatura, il paese – antico Avellanum – sorge in posizione panoramica sulla valle del fiume Pescia. Noto per la sua pieve  già dal X secolo, fu, durante il medioevo, luogo e causa di aspri scontri, dei quali il più grave, accaduto nel 1281, portò alla distruzione del sistema fortificato del castello. In quell’occasione si affrontarono i Lucchesi di parte guelfa e i ghibellini di Pescia, ai quali la comunità di Vellano aveva offerto ospitalità. In questa località, un tempo feudo della famiglia Garzoni, nel 1366 Coluccio Salutati redasse quegli statuti che per lungo tempo ne sancirono le caratteristiche amministrative.
Nella parte sottostante al castello, fuori dalle mura, si trova la pieve dei SS. Sisto e Martino, che un tempo era annessa ad una antichissima abbazia benedettina; oggi sono evidenti i caratteri del restauro operato negli anni settanta del Settecento. L’interno custodisce opere d’arte di pregio, tra le quali meritano un cenno le due sculture in legno raffiguranti i Santi Ansano e Martino di scuola lucchese del Quattrocento e il bel crocefisso trecentesco della sacrestia.
Si consiglia una visita al “Museo Storico Etnografico del Minatore e del Cavatore” che espone arnesi da lavoro ed una ricca collezione di minerali.
 
 
 La strada principale che riconduce alla via Mammianese è disegnata dal fiume Pescia, che in certi punti assume un aspetto torrentizio, mentre in altri scorre lentamente. Lungo la strada si possono vedere alcuni stabilimenti per la lavorazione della carta che un tempo furono veramente la gloria dell’imprenditoria locale. La cartiera più famosa è quella dei Magnani. L’azienda, che vanta antichissime origini, fino a pochi anni fa produceva una carta speciale (detta carta moneta) per la zecca italiana e per edizioni di alto pregio.

 

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