Collodi

Collodi-Pinocchio

 

 

Collodi, frazione di Pescia è un borgo medievale documentato fin dal XII secolo,  legato al nome di Carlo Lorenzini, autore di Pinocchio. Lo scrittore fiorentino, la cui madre era originaria del paese, vi trascorse parte dell’infanzia e ne assunse il nome, firmandosi Carlo Collodi.

La frazione conserva un’antica rocca e l’aristocratica Villa Garzoni con ampio giardino, e fonda la propria economia sul turismo anche grazie al parco dedicato a Pinocchio. Per la sua qualità turistico-ambientale è Bandiera arancione del Touring Club Italiano.

Da visitare:

CHIESA DI SAN BARTOLOMEO

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Risalente al XII secolo, è stata più volte modificata. Situata in cima al paese “vecchio”, espleta le funzioni parrocchiali nella chiesa “nuova” nella parte bassa del paese. All’interno sono custodite una preziosa tavola raffigurante la Madonna in trono e santi della prima metà del XVI secolo, una Vergine con Bambino, scultura policroma della seconda metà del XV secolo e un venerato Crocifisso seicentesco di Santi Guglielmi. La scultura del Cristo veniva portata in processione dalla chiesa fino a Veneri, come rendimento di grazie per lo scampato pericolo dalla peste del 1631, ed era oggetto di grande devozione da parte degli abitanti di Collodi e delle popolazioni dei centri vicini.In canonica, San Bartolomeo, statua lignea attribuibile alla bottega di Jacopo della Quercia.

 

 

IL PARCO DI PINOCCHIO

PINOCCHIO 1

Il Parco di Pinocchio non poteva che nascere a Collodi, dove l’antico villaggio è rimasto quello di un secolo fa, con la sua caratteristicacascata di case che dall’alto della collina termina a ridosso della Villa Garzoni e del suo scenografico Giardino settecentesco; dove nacque la madre di Carlo Lorenzini e dove lo scrittore trascorse la fanciullezza presso i nonni Orzali, dove si comprendono le ragioni che spinsero il giornalista e scrittore brillante ad adottare lo pseudonimo di Collodi, dove l’immaginario delle Avventure di Pinocchiotrova origine ed acquista quella forza che ha fatto un capolavoro senza limiti di spazio nè di tempo.

 

VILLA GARZONI

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La villa, in uno stile tipico delle ville lucchesi, ha una storia pluricentenaria: si inerpica su una collina sotto le case rustiche in pietra del paese, con il quale essa ha mantenuto uno stretto rapporto di interdipendenza sin dalle origini: per esempio due stradine lastricate che passavano attraverso l’entrata principale del palazzo erano gli unici accessi al paese. Il complesso architettonico di Collodi e della villa si è fortunatamente mantenuto inalterato da secoli e permette ancora oggi di assaporare un’atmosfera di altri tempi.

Giardiniere del complesso anche il padre di Carlo Lorenzini, autore de Le avventure di Pinocchio (mentre la madre svolgeva funzioni di cameriera). Lo scrittore trascorse gran parte della sua infanzia presso il Castello, come gli abitanti del luogo chiamano la villa. Quando volle scegliere uno pseudonimo per il suo capolavoro, decise di chiamarsi proprio Collodi.

Nel 1366 la famiglia pesciatina dei Garzoni, che sarebbe poi entrata a far parte del patriziato lucchese, acquistava in questo luogo un fortilizio, usandolo come residenza familiare. La prima menzione della villa risale al 1633 quando Romano Garzoni firmò un progetto per un palazzo molto vicino nelle dimensioni a quello odierno, mentre il giardino era molto più ridotto. Fu nel 1652 che il giardino venne ingrandito e dotato di terrazzamenti (visto il forte pendio) in stile all’italiana, con scalinate, statue e fontane.

Celebrato da poeti come Francesco Sbarra, il giardino e la villa videro aumentare la sua fama ed ebbero ospiti illustri gli arciduchi Ferdinando d’Austria e Anna de’ Medici (come ricorda una lapide vicina all’ingresso) o, più tardi, pare Napoleone Bonaparte. All’inizio del Settecento vi lavorò Filippo Juvarra.

Nel 1793 sempre su iniziativa di un altro Romano Garzoni, grazie a un progetto dell’architetto lucchese Ottaviano Diodati il giardino venne dotato del sistema idraulico che ancora oggi permette i giochi d’acqua, rendendolo ancora più spettacolare.

Nel 1871 la proprietà passò al senatore Giuseppe Garzoni Venturi, poi alle sue figlie, le quali la cedettero poi negli anni trenta ai conti Gardi dell’Ardenghesca, che recentemente l’hanno alienata.

 

 

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Il giardino, mirabile esempio di organizzazione di spazi verdi di epoca tardo barocca, è caratterizzato da effetti scenografici e a sorpresa che fanno parte compositamente di un unico insieme decorativo di grande coerenza stilistica. Il suo stile è tipico del passaggio tra il manierismo e il barocco, con suggestioni di stampo francese, che saranno riprese in altri grandi parchi, come quello per esempio della Reggia di Caserta. Il terreno, caratterizzato da una forte pendenza, ha influenzato l’organizzazione planimetrica del giardino, infatti il progetto si sviluppa lungo un asse centrale di simmetria secondo una sistemazione a terrazzamenti, di grande effetto scenografico.

Superato l’ingresso, in cui sono collocate due statue di Pan flautista e di Flora, si apre un parterre variopinto con siepi di bosso di forme geometriche, in cui le fioriture sono state recentemente sostituite con ghiaino colorato. Nella prima parte sono poste due vasche circolari arricchite da ninfee e schizzi d’acqua. Una statua di Diana ed una di Apollo introducono alla seconda parte del parterre dove all’interno delle aiuole sono rappresentate le insegne della famiglia Garzoni. Tutto il parterre è delimitato da una imponente siepe di bosso potata secondo l’arte topiaria.

Al termine si innalza maestosa una scalinata tripartita a doppia rampa, decorata con mosaici colorati di ciottoli a disegni geometrici e nicchie che ospitano statue di terracotta. Un’imponente balaustra segue l’andamento di tutta la scalinata.

Nel ninfeo, dall’andatura più mossa e meno geometrica, sono poste le statue di Nettuno e di Tritoni; notevoli sono i giochi d’acqua con spruzzi e zampilli che creano un effetto particolarmente vivace. Disseminate si trovano numerose statue in pietra e in terracotta, alcune delle quali riproducono i mestieri della vita di campagna.

Il secondo pianerottolo conduce ad un’estremità alla statua di Pomona,  divinità protettrice del giardino, e dall’altra parte ad un teatro di verzura, interamente ricavato nella vegetazione grazie a siepi di bosso appositamente sagomate e con statue originali delle Muse. L’asse centrale prosegue lungo una cascata a gradini, che culmina con una statua della Fama, dalla cui cornucopia sgorga l’acqua che prima di defluire nella cascata si getta in una vasca semicircolare; il tutto è innestato all’interno di un fitto bosco, tagliato orizzontalmente da percorsi, due dei quali proseguono raggiungendo uno un boschetto di bambù, l’altro, dopo aver attraversato un ponticello a forma di pergolato con aperture ad occhi di bue, arriva ad un labirinto, sormontato da una galleria ad archi di vegetazione. In questa zona si trova anche un edificio per i bagni, già eremo di religiosi.

Il giardino è stato recentemente restaurato seguendo descrizioni documentarie e modelli desunti dalla trattatistica.

 

COLLODI BUTTERFLY HOUSE

All’interno dello storico Giardino Garzoni, nel cristallo di un gioiello d’architettura contemporanea, è inserita la nuova Collodi Butterfly Hous, un giardino tropicale con centinaia di Farfalle da tutto il mondo e un laboratorio didattico sul mondo degli insetti. Le farfalle sono inserite in un ambiente realizzato apposta per loro, in bellissimi giardini esotici dove giornalmente si corteggiono, si nutrono e si riproducono in spazi garantiti da sistemi di controllo biologico naturale. Le farfalle sono originarie degli ambienti Amazzonico o Neotropicale, Afro-tropicale e Indoaustraliano. All’interno incubatrici per crisalidi, insettari ed una proiezione didattica che precede la visita.

 

 

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